virtual religion

Buddha arriva in second life, eh già, proprio così, perchè ovviamente anche in Second Life si è creata una comunità Buddhista, come nella realtà, solo che nella vita virtuale, la comunità è più concentratata e tende ad andare in pellegrinaggio alla SIM dedicata a questa religione e questa disciplina, dove ovviamente ci sono molteplici statue in 3D del Buddha: ormai è una religione e uno status di vita talmente diffuso che non ha frontiere e riesce addirittura ad arrivare ad una seconda vita che da una parte non esiste nella realtà ma difatti esiste realmente visto le possibilità e la diffusione ottenuta nella realtà attuale che ci circonda.

Forse poi è proprio questo che ci fa pensare, al fatto che se tutto può essere così astratto e virtualizzato, forse la religione e lo stile di vita non sono così immaginari e fatalisti ma in realtà si possono realizzare realmente: ma allora la realtà è realtà o no, ma soprattutto QUAL’E’ LA REALTA’???

Preghiera cilindrica

Questo è l’ultimo elemento della pietà religiosa: i cilindri da prghiera( tib choskhor). I cilindri di preghiera sono costruiti con materiali diversi come legno, pietra, metallo, infatti vengono usati anche barattoli vuoti, e sono dipinti o recano incise o sbalzate le formule rituali. All’interno, che è cavo, sono racchiusi anche foglietti con impresse preghiere e mantra. Posti in genere all’ingresso di templi o di monasteri, essi hanno varie dimensioni e i pellegrini o i visitatori lo possono utilizzare per accompagnare la recita del rosario di 108 grani. Il loro movimento circolare non è un apreghiera meccanica, ma solo un movimento che facilita la preghiera. Il movimento rotatorio dei cilindri o il percorso a piedi attorno a monasteri o all’interno dei cortili dei templi, deve essere fatto da sinistra verso destra, come il movimento del sole e la cosa più bella è quando capita di vedere i pellegrini compiere l’intero percorso con una serie ininterrotta di prostrazioni complete, toccandosi con le mani giunte all’altezza di mente, labbra, cuore, e prosternandosi completamente distesi sul terreno. 

festa a Labrang

A qualsiasi visitatore nulla impedisce di gironzolare a qualsiasi ora del giorno all’interno del complesso per farsi i fatti propri: si è persino autorizzati ad entrare dentro i templi, ma attenzione, bisogna obbligatoriamente girare in senso orario per essere ben visti, e muoversi discretamente e silenziosamente senza fare troppo rumore!! Il monastero inoltre ospita alcune spettacolari feste, le cui date, come sempre accade in Cina, dipendono dal calendario lunare. Il più importante si chiama Monlam, tre giorni dopo il calendario tibetano ( fine febbraio o inizio marzo). L’apertura della festa è segnata dallo spiegamento di un enorme telone adorno di un dipinto ad olio del Buddha, che misura 20×30 m, sulla riva meridionale del fiume Daxia, emissario del fiume Giallo. Nei giorni successivi hanno luogo processioni, danze e riti di accensione di lampade al burro; tuttavia simili cerimonie, anche se in scala minore, avvengono tutto l’anno se l’arrivo dei visitatori dovesse cadere in giornate di festa.

zuppa carnivora

Il Guriltai shul è una zuppa di montone, altra bestia un po’ particolare che vive in queste zone e che quindi appunto viene utilizzata per creare piatti saporiti ma sempre in linea con la cultura delle discipline di religione e di vita. Vengono consumati animali molto particolari in queste zone che nella maggior parte del resto della cina non vengono cucinate perchè non sono diffuse. Ad esempio altro esemplare diffuso qui in tibet è la scimmia, con cui fanno svariate leccornie, spesso sotto forma di zuppe o piatti lessati.
Ma vediamo come possiamo consumare il montone:

Ingredienti:

  • 500 g di carne di montone mista (con il grasso) tagliata a strisce
  • 2 grosse patate a fette
  • 1 rutabaga sminuzzata
  • 2 cipolle tritate
  • 1 carota tritata
  • 2 cucchiaini di sale
  • 2 o 3 litri di acqua

  • 200 gr di tagliatelle

  • Preparazione:

    In una padella mettere a soffriggere la carne tagliata a fette con un filo d’olio, quindi aggiungere tutti gli altri ingredienti e lasciare scottare nella padella per aggiungere poi l’acqua e il sale; a questo punto far cuocere a fuoco lento e coprire. Riportare ad ebollizione il tutto e versare le tagliatelle, facendole cuocere per il tempo necessario. Una volta pronto servire nelle solite ciotoline quando è ancora fumante.

lo yak…Po cha

Questa zona è fredda ed è necessario riscaldarsi, infatti i monaci tibetani sanno bene che la cosa migliore è bere una bella tazza di tè, ma ovviamente non parliamo del solito tè: questo è molto particolare, in primo luogo perchè è fatto con il burro, che lo rende rigenerante e rinvigorente, in secondo luogo perchè il burro è un burro di yak, una specie di montone che si trova nelle zone del Tibet e che è un animale molto più peloso proprio a causa del clima. Questo tè è ottimo anche per le sue capacità digerenti, ma vista la dieta che seguono i monaci in una vita di nutrizione per il sostentamento e non per la soddisfazione del gusto, non hanno bisogno di questi artefizi per il loro corpo, piuttosto lo sfruttano per riscaldarsi essendo molto caldo e nutriente. E’ molto saporito infatti e risulta quasi come una zuppa, e quindi è la bevanda più diffusa in Tibet dove è facile trovare foglie di tè nero, molto diffuso.

Ingredienti:

  • foglie di tè
  • acqua
  • burro di yak 
  • sale

Preparazione:

Far bollire l’acqua, circa mezzo litro per 2/3 persone, mettere le foglie di tè e far bollire ancora per due minuti, quindi versare il tutto in un cilindro di legno o di bambù e dopo aver aggiunto un paio di cucchiai di burro di yak pigiare bene con un pistone insieme all’acqua calda fino a creare della schiuma e versare quindi nelle ciotole.

 

 

tibet mistico

Proseguiamo in direzione della città tibetana di Xiahe e il Lagabulengsi, monastero di Labrang, il più famoso monastero religioso della setta Gialla ( gelugpa), che durante la dinastia Ming assunse il controllo del lamaismo. Decine di fedeli: con rami di pino o di abete, burro, gemme preziose, vestiti colorati e tibetani, incontro tra una comunità serena  e incredibilmente lontana dalla Cina, che ha ormai eletto Labrang come principale meta di pellegrinaggio, perchè ambiente di pace ed equilibrio dove anche la frenesia diventa controllata e sequenziale, dove tutto ciò che è ansia e agitazione diventa serenità e meditazione. Cartteristiche che ci permettono di rivedere ua valutazione negativa sulla possibilità del Tibet di sopravvivere nel vortice cinese, visto la velocità con cui si stanno recuperando i quasi 10.000 monaci che vi erano testimoniati all’inizio della rivoluzione culturale. Non ci sono mura che separano il monastero dalla città e le due comunità di monaci e normali cittadini si fondono in una sola, infatti la strada principale, le attraversa entrambe: gli unici segnali che lo contraddistinguono sono le lunghe file di ruote di preghiera coperte, che si allungano ai due lati della strada a raggiungere un cerchio completo che va a circondare il monastero.