festa a Labrang

A qualsiasi visitatore nulla impedisce di gironzolare a qualsiasi ora del giorno all’interno del complesso per farsi i fatti propri: si è persino autorizzati ad entrare dentro i templi, ma attenzione, bisogna obbligatoriamente girare in senso orario per essere ben visti, e muoversi discretamente e silenziosamente senza fare troppo rumore!! Il monastero inoltre ospita alcune spettacolari feste, le cui date, come sempre accade in Cina, dipendono dal calendario lunare. Il più importante si chiama Monlam, tre giorni dopo il calendario tibetano ( fine febbraio o inizio marzo). L’apertura della festa è segnata dallo spiegamento di un enorme telone adorno di un dipinto ad olio del Buddha, che misura 20×30 m, sulla riva meridionale del fiume Daxia, emissario del fiume Giallo. Nei giorni successivi hanno luogo processioni, danze e riti di accensione di lampade al burro; tuttavia simili cerimonie, anche se in scala minore, avvengono tutto l’anno se l’arrivo dei visitatori dovesse cadere in giornate di festa.

zuppa carnivora

Il Guriltai shul è una zuppa di montone, altra bestia un po’ particolare che vive in queste zone e che quindi appunto viene utilizzata per creare piatti saporiti ma sempre in linea con la cultura delle discipline di religione e di vita. Vengono consumati animali molto particolari in queste zone che nella maggior parte del resto della cina non vengono cucinate perchè non sono diffuse. Ad esempio altro esemplare diffuso qui in tibet è la scimmia, con cui fanno svariate leccornie, spesso sotto forma di zuppe o piatti lessati.
Ma vediamo come possiamo consumare il montone:

Ingredienti:

  • 500 g di carne di montone mista (con il grasso) tagliata a strisce
  • 2 grosse patate a fette
  • 1 rutabaga sminuzzata
  • 2 cipolle tritate
  • 1 carota tritata
  • 2 cucchiaini di sale
  • 2 o 3 litri di acqua

  • 200 gr di tagliatelle

  • Preparazione:

    In una padella mettere a soffriggere la carne tagliata a fette con un filo d’olio, quindi aggiungere tutti gli altri ingredienti e lasciare scottare nella padella per aggiungere poi l’acqua e il sale; a questo punto far cuocere a fuoco lento e coprire. Riportare ad ebollizione il tutto e versare le tagliatelle, facendole cuocere per il tempo necessario. Una volta pronto servire nelle solite ciotoline quando è ancora fumante.

la regione del Gansu

Questa è una delle regioni più delicate ed importanti della Cina, proprio perchè occupa una vasta area rettangolare compresa tra i deserti del Gobi, del Taklmakan, i monti Qilian che la separano dal Tibet a sud e i Loess dello Shaanxi a est, e questa fisionomia di un’area segnata da grandi deserti e importanti catene montuose crea un ambiente molto affascinante e suggestivo. La sua caratteristica principale però è quella di essere zona di frontiera, una specie di cerniera tra il mondo ad est, quello mongolo a nord, quello turco a ovest e quello tibetano a sud.
Il Gansu è quindi una sorta di lungo corridoio brullo intervallato da oasi protette da pioppi, che servono a impedire al vento di sospingere la sabbia del deserto del Gobi sui campi e sulle coltivazioni. Proprio in questa zona venivano costruite fin dall’epoca più antica delle piccole fortificazioni contro le incursioni dei barbari e una serie di torri e posti di avvistamento che poi furono unite da una serie di pezzi di muro: è questo l’inizio di quello che diventerà LA MURAGLIA CINESE fino alla stazione terminale di Jiayuguan. Ed è in questo corridoio del Gansu che si stende il commercio definito La via della Seta. E’ per questa ragione che si concentrano in questa zona alcune delle realtà artistiche e monumentali della Cina.
La muraglia cinese è uno spettacolo da togliere il fiato, costruzione umana senza paragoni per la sua magnificenza e la sua statura, bisogna solo guardarla e rimanere senza parole.

buddhisti a BINGLINGSI

Le grotte di BingLingSi sono famosissime in quanto meta di pellegrinaggio dei praticatori della filosofia buddhista; il loro nome significa “Tempio dello Spirito Lucente” e sono state scavate addirittura 1600 anni fa, isolate dalle acque del bacino di Liujiaxia, che si staglia sul percorso del Fiume Giallo. Ci si può arrivare facilmente con la barca ma bisogna sciegliere il momento giusto perchè la riuscita della visita dipende dal livello dell’acqua, visto che sono scavate nella roccia in una gola alta 60mt, dove lo spettacolo che si apre è un intreccio di 183 grotte e 149 nicchie in parte affrescate e contornate di statue di terracotta che ancora sono in un ottimo stato di conservazione.
Si dice che gli artisti si siano appesi con delle corde per poter incidere la roccia e riprodurre un’innumerevole quantità di Bhudda e Bodhisattva in varie posizioni, e siccome la maggior parte del lavoro fù prodotto durante la dinastia Tang e Song, lo spettacolo si chiude con un tempio che protegge un buddha sdraiato e lo spettacolo è veramente impressionante e fuori dal mondo, le parole non riescono più ad uscire dalla bocca, soprattutto quando si incontra la statua del Buddha Maitreya, che è alto 27 metri e lascia senza fiato perchè davanti ad uno spettacolo simile non si può far altro che godere del silenzio e dell’atmosfera che suscita, mentre si scorre sul camminamento di legno che segue la curvatura della montagna, sospeso sull’acqua: pace assoluta.  

Verso le grotte

Prossima tappa… si riparte in viaggio, zaino in spalla, solita forchetta, ci sono un sacco di cose che potremmo assaggiare…siamo in direzione della città di Linxia. In questa città abita la più numerosa comunità di cinesi mussulmani, cossiddetti HUI, mentre gli Han sono gli altri cinesi. La particolarità è che si distinguono per il loro copricapo bianco, qui la religione è molto rispettata e molto rigida, infatti la città è il centro principale dell’ordine di Qadariyah Sufi, e ancora oggi è riconosciuta come una sorta di “mecca della Cina”; l’atmosfera è strana, particolare, il cielo è sempre un po’ offuscato e si mette in sintonia con il territorio brullo e scarno.

La via della seta

Andiamo proprio in direzione di Hangzhou che da sempre è famosa sia all’interno del paese che all’estero. Siamo nella regione del Gansu, un lungo corridoio che collega la Cina centrale al Xinjiang, entrando all’interno del paese proprio da quello che una volta erail punto più importante di passaggio della VIA DELLA SETA che univa l’Oriente all’Occidente; per secoli confluì qui il via vai delle carovane con merci e personaggi di ogni genere, si sa che la Cina è sempre stata famosa per le sue particolarità e le sue creature che negli altri paesi non si incontravano. Lanzhou è la capitale di questa regione e sin dall’inizio degli anni ’60 è diventat il centro dell’industria atomica cinese con un impianto di arricchimento dell’uranio ed è la principale struttura industriale del nord-ovest e quindi snodo verso le altre regioni. E’ proprio il FIUME GIALLO, Huangue, che ha permesso la fioritura di questa regione, dove già 5000 anni fa lungo il bacino del fiume gli antenati iniziarono ad allevare i bachi da seta e creare manufatti serici. Con la seta, morbida, liscia, elegante, e variopinta, si possono confezionare diversi tipi di abiti, che venivano quindi commerciati in tutto il mondo.

shanghai!

E’ situata sul fiume Huangpu presso il delta del Chand Jiang ed è la più popolosa città della Cina. Shanghai è vista come capitale economica della Cina, dopo essersi sviluppata nei decenni passati sotto l’autorità della Repubblica Popolare Cinese. Il suo porto, il primo del paese, è uno dei più trafficati al mondo con Singapore e Rotterdam ed è considerata un centro economico, finanziario e di scambi; il suo sviluppo però li limita alla facciata, perchè come si sa in oriente, quando si entra nelle vie e si scende nei sobborghi, si vedono tutt’altre cose..per strada è pieno di materiali accatastati e i lavori sono i più umili; sembra quasi che la civiltà debba ancora arrivare ai livelli che invece vogliono essere mostrati ai turisti.
Assume l’essenza di una doppia vita che si adatta alle persone e ai luoghi del momento: i turisti vivono la shanghai ricca ed evoluta, mentre gli abitanti restano nell’oblio e nella poverta di quella shanghai che celano segreta e che conoscono solo loro

Nazionalmente quarantuno

Anche in Italia si sta diffondendo sempre di più la cucina straniera ed orientale, la gente comincia a essere più curiosa e meno diffidente.
Mentre negli altri paesi è usanza mangiare cucine diverse degli altri popoli, in Italia, dove siamo così radicalmente attaccati alle nostre tradizioni, c’è sempre stato un po’ di distacco; vero anche che, si sà, la cucina italiana è sempre la cucina italiana e resta una delle migliori al mondi: niente da dire.
Ciò non significa che cambiare aria culinaria non faccia bene, anche lo stomaco vuole la sua parte, e ci sono veramente una miriade di ricette favolose che si possono provare e che risultano gustose e accattivanti quanto le nostre.
Si stanno moltiplicando in Italia i ristoranti etnici, e c’è chi alla promozione di queste cucine mette anima e corpo, per diffonderle e farle conoscere.
ASSOCIAZIONE QUARANTUNO si chiamano loro, la loro sede è ad Alessandria e svolgono un lavoro di promozione della qualità gastronomica; sono stati certificati dall’associazione GASTRONAUTI e si occupano di controllare e diffondere prodotti di qualità in una atmosfera di impegno e relax culturale allo stesso tempo. La cosa più bella è che si danno da fare per organizzare cene a tema sulle varie nazionalità culinarie e in un ambiente di approfondimento culturale in collaborazione con il loro attentissimo cuoco, perchè niente rimanga isolato dall’oblio e svanisca dalla memoria. Se avete voglia di una serata diversa informatevi dei loro eventi e tuffatevi in una nuova atmosfera, non ve ne pentirete.

Gli artisti del legno

Arrivati a questo punto ci si trova immersi nella splendida regione della Rioja, famosissima per i suoi vigneti e soprattutto per la produzione dei più diffusi e amati vini in tutta la Spagna, rossi e di ottima qualità e che spesso vengono utilizzati anche per fare la sangria. Ci sono vari musei compresi infatti quello del vino, ma anche quello che interessa a noi durante il cammino.
A Santo Domingo, definito Campostela Riojana, dove ci fermiamo per pernottare alla fine della 9° tappa, non si può evitare di fiondarsi a vedere il museo e la chiesa prima che chiudano.
Questo Domingo si fermo in questa città dopo essere divenuto frate  e si dedico per il resto della vita alla cura del cammino, costruendo chiese ed hospitales per i pellegrini; alla sua morte venne sepolto dove oras troviamo la cattedrale.
Nel museo è illustrato con un a serie di disegni come si progettavano e costruivano i grandi altari diffusi in tutta la Spagna in legno dorato.
Questi altari, con il nome di RETABLO, erano frutto di un lavoro meticoloso che poteva durare anche diversi anni, e che, come nel caso di quello di Santo Domingo, potevano arrivare a essere finiti senza la supervisione del loro artista progettista che magari moriva prima della conclusione del lavoro.
Questo lavoro prevedeva uno spostarsi di città in città dell’artista che sceglieva i migliori artigiano del posto e presentava il progetto: in caso di approvazione andava lui stesso a sciegliersi gli alberi da utilizzare. 
N.B.: presentando la credeniale avrete degli sconti sul biglietto del museo