rocce e pietre

Rocce e pietre sono un elemento sempre presente nel paesaggio delle valli e si direbbe che i suoi abitanti siano così integrati in questo deserto sassoso da mostrare una passione per i monumenti in pietra che si manifesta in molti modi. Macigni isolati vengono circondati da colonne did sassi sovrapposti, lastre di pietra sono alzate e lasciate confitte fra i ciottoli, ogni valico è modificato da piramidi di sassi deposti ad uno ad uno dai viandanti. Sul mucchio sono spesso appogggiate corna di animali e vengono piantate aste da cui pendono bandiere di stoffa, strisce e preghiere stampate. Chorten, muri muri, Ihato, questi sono alcuni nomi di queste costruzioni con le pietre, che insieme alle bandiere sembrano integrarsi nel paesaggio, sui pendii sabbiosi spiccano le formule scritte con pietre bianche e sulle rocce lisce compaiono graffiti ed incisioni a caratteri cubitali: sembra un paesaggioi dell’altro mondo, come se avessimo fatto un viaggio sulla luna, suggestivo e distensivo allo stesso tempo.
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Preghiera cilindrica

Questo è l’ultimo elemento della pietà religiosa: i cilindri da prghiera( tib choskhor). I cilindri di preghiera sono costruiti con materiali diversi come legno, pietra, metallo, infatti vengono usati anche barattoli vuoti, e sono dipinti o recano incise o sbalzate le formule rituali. All’interno, che è cavo, sono racchiusi anche foglietti con impresse preghiere e mantra. Posti in genere all’ingresso di templi o di monasteri, essi hanno varie dimensioni e i pellegrini o i visitatori lo possono utilizzare per accompagnare la recita del rosario di 108 grani. Il loro movimento circolare non è un apreghiera meccanica, ma solo un movimento che facilita la preghiera. Il movimento rotatorio dei cilindri o il percorso a piedi attorno a monasteri o all’interno dei cortili dei templi, deve essere fatto da sinistra verso destra, come il movimento del sole e la cosa più bella è quando capita di vedere i pellegrini compiere l’intero percorso con una serie ininterrotta di prostrazioni complete, toccandosi con le mani giunte all’altezza di mente, labbra, cuore, e prosternandosi completamente distesi sul terreno. 

bamboo

Il Bamboo è una pianta che cresce libera e felice in steli lunghissimi, molto legnosa e ricca di fibre, in zone fredde e umide sono si formano delle intere foreste: foreste di bamboo; i panda ne vanno ghiottissimi e adorano mangiarli ma soprattutto perchè per la loro conformazione fibrosa li aiutano a curare i loro denti e a pulirli, visto che le sue macselle sono così potenti da triturare il metallo, mentre con i suoi occhioni da procione vede poco e niente: povera stella!
Il panda è il simbolo della Cina, e ovviamente anche del wwf, visto che è un aspece in estinzione, questo bellissimo orsacchiotto morbido e gigante, che tutti vorrebbe abbracciare e che invece viene ucciso brutalmente. Il suo muso buffo è inconfondibile, con questa colorazione bianca e nera sembrerebbe un grende procione invece appartiene alla famiglia degli orsi.
 

              

dolce o salato???

Quanto ci piace il prosciutto, ebbene si sembrerà strano nella nostra concezione di europei un po’ ottusi in fondo, e secondo quello che sappiamo del popolo orientale non ci saremmo mai aspettati che effettivamente anche loro mangiassero il prosciutto, visto le pietanze strane e particolari che incontriamo sulle loro tavole. Un momento però, non aspettatevi ora di riuscire a mangiare in un piccolo paese un bel panino al prosciutto; anche perchè da sottolineare è che la popolazione cinese sa forse lontanamente che cos’è un il pane, visto che come già detto è un alimento che sostituiscono con il riso o con altri tipi di impasti. Quello che ci propongono loro non si smentisce mai della loro cultura: parliamo di un prosciutto speciale, ciòè in sciroppo di miele.
Ingredienti:
  • 500 gr di prosciutto cotto in un pezzo intero
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 2 cucchiai di miele chiaro ( per noiquello di acacia è perfetto)
  • 2 cucchiai di vino di riso o di sherry secco
  • 2 cucchiaini di brandy di ciliegie
  • 2 cucchiaini di farina di grano turco
Preparazione: 
Mettere innanzitutto a bagno per 12 ore il prosciutto in acqua fredda. Riempire  per metà la parte inferiore di una pentola per la cottura a vapore con acqua bollente, quindi riporreil prosciutto nella parte superiore della pentola e far cuocere a fuoco moderato per un paio d’ore; dopodichè trasferirlo su un piatto per farlo raffreddare. Quando è freddo fare delle fettine di 1/2 cm e quindi disporlo su un piatto da portata; a questo punto mescolare tutti i restanti ingredienti in un tegame aggiungendo un bicchiere d’acqua e continuare a mescolare accuratamente fino ad ebollizione, quindi togliere dal fuoco e versare sulle fette di prosciutto per servirlo immediatamente ben caldo.
 

ma il bambu si mangia??

Noi occidentali infatti pensiamo che il bambu lo mangino i panda come vediamo in tutti i documentari, e che tra le altre ne vanno pure ghiotti. Ma la domanda qual’è?? La risposta è sicuramente che e i panda hanno scielto cos’ amorosamente questa pianta un motivo ci sarà, e infatti anche i cinesi ne vanno ghiotti e la usano per accompagnare innumerevoli piatti, ovviamente perchè sempre pieno pieno di fibre e quindi molto salutare.
Ingredienti:
  • 3 etti di lombo di maiale misto grasso
  • 1 scatola di bambu
  • 1 cucchiaio di salsa di soia
  • 2 cucchiai di sherry secco
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • aglio spremuto
  • pepe bianco macinato fine al momento
  • 1 cucchiaio di fecola di patate
  • olio di semi

Preparazione:

Tagliare la carne a striscioline, infarinarla e marinarla con lo sherry e gli altri ingredienti. A parte fare a fette fini il bambu a becco di flauto, e far rosolare in una padella con olio a fuoco vivace;  quindi aggiungere un goccio di salsa di soia, cuocere per 2 minuti girando e togliere dal fuoco. Con altro olio caldo a fuoco vivace, rosolare la carne per un minuto e mezzo mescolando continuamente, aggiungere il bambu, quindi mescolare per venti secondi con fuoco vivace e spegnere. servire caldo, buon appetito. 

festa a Labrang

A qualsiasi visitatore nulla impedisce di gironzolare a qualsiasi ora del giorno all’interno del complesso per farsi i fatti propri: si è persino autorizzati ad entrare dentro i templi, ma attenzione, bisogna obbligatoriamente girare in senso orario per essere ben visti, e muoversi discretamente e silenziosamente senza fare troppo rumore!! Il monastero inoltre ospita alcune spettacolari feste, le cui date, come sempre accade in Cina, dipendono dal calendario lunare. Il più importante si chiama Monlam, tre giorni dopo il calendario tibetano ( fine febbraio o inizio marzo). L’apertura della festa è segnata dallo spiegamento di un enorme telone adorno di un dipinto ad olio del Buddha, che misura 20×30 m, sulla riva meridionale del fiume Daxia, emissario del fiume Giallo. Nei giorni successivi hanno luogo processioni, danze e riti di accensione di lampade al burro; tuttavia simili cerimonie, anche se in scala minore, avvengono tutto l’anno se l’arrivo dei visitatori dovesse cadere in giornate di festa.

zuppa carnivora

Il Guriltai shul è una zuppa di montone, altra bestia un po’ particolare che vive in queste zone e che quindi appunto viene utilizzata per creare piatti saporiti ma sempre in linea con la cultura delle discipline di religione e di vita. Vengono consumati animali molto particolari in queste zone che nella maggior parte del resto della cina non vengono cucinate perchè non sono diffuse. Ad esempio altro esemplare diffuso qui in tibet è la scimmia, con cui fanno svariate leccornie, spesso sotto forma di zuppe o piatti lessati.
Ma vediamo come possiamo consumare il montone:

Ingredienti:

  • 500 g di carne di montone mista (con il grasso) tagliata a strisce
  • 2 grosse patate a fette
  • 1 rutabaga sminuzzata
  • 2 cipolle tritate
  • 1 carota tritata
  • 2 cucchiaini di sale
  • 2 o 3 litri di acqua

  • 200 gr di tagliatelle

  • Preparazione:

    In una padella mettere a soffriggere la carne tagliata a fette con un filo d’olio, quindi aggiungere tutti gli altri ingredienti e lasciare scottare nella padella per aggiungere poi l’acqua e il sale; a questo punto far cuocere a fuoco lento e coprire. Riportare ad ebollizione il tutto e versare le tagliatelle, facendole cuocere per il tempo necessario. Una volta pronto servire nelle solite ciotoline quando è ancora fumante.

cucina del lusso e della cura

In Cina vi è l’usanza di usare cucine particolari appositamente scelte, che variano in base a chi deve mangiare e in base all’occasione.
Si tratta di gastronomie che comprendono la cucina imperiale, appositamente scelta per l’imperatore al quale veniva presentato un banchetto impreziosito da stoviglie-gioielli e cerimonie.
Quella vegetariana si diffuse particolarmente durante le dinastie Ming e Qing, ma era nata per soddisfare monaci e religiosi, che si adattavano a cibi più umili eliminando carne e pesce considerati lussuriosi e comunque costosi.
Infine ma non meno importante troviamo la cucina terapeutica, in questa sono in pratica collegate le caratteristiche dell’arte culinaria cinese con quelle della medicina tradizionale cinese, che si rifà a tutte le discipline orientali diffusasi successivamente in tutto il mondo. Risulta  quindi come una sorta di terapia alimentare, nella quale vengono impiegate anche sostanze rinvigorenti e tonificanti, per aumentarne l’efficacia, e quindi è caratterizzata da una lunga ricerca delle proprietà benefiche alimentari delle piante e delle spezie, che spesso erano usate negli infusi come medicinali. Si creano olii particolari come l’olio di serpente, purificante e lenitivo; sono molto diffuse pietanze come il ginger, il giglio, il loto, lo zenzero e altre ancora, tutte caratterizzate da sapori però molto forti e molto particolari, che riescono ad essere apprezzate proprio per le loro qualità organolettiche. I cinesi riescono a integrare nella loro cucina alimenti che noi occidentali mai ci saremmo sognati di assumere, mentre per loro per tradizione sono poi entrati a far parte ufficialmente della cucina tipica. Porto un esempio di una zuppa di cavoli, alghe, patate e ginger, che assume le proprietà rinvigorenti, depurative ed energizzanti; condita con un po’ di salsa di soia, sale naturale che evita la ritenzione idrica, diventa molto saporita.

 

Filosofia di vita..

Il buddhismo non è propriamente una religione, bensì uno stile di vita e una disciplina spirituale che deriva da un esperienza vissuta dal cosiddetto Siddhàrta Gautama e che si fonda sui suoi insegnamenti provenienti da un sogno che gli ha rivelato le QUATTRO NOBILI VERITà. Queste verità sono state poi diffuse dal Buddha durante un sermone che ha avuto gran sucesso, e che ha dato il via alla diffusione di un insieme di tradizioni, sistemi di pensiero, pratiche e tecniche che non sono legate tanto alla spiritualità in sè quanto ad una vera e propria disciplina di comportamento con cui affrontare le insidie della vita. Siddhàrta prese il nome di Bhudda perchè significa “COLUI CHE é RISVEGLIATO”, poichè svegliandosi dal sonno, come suddetto, ricevette questa illuminazione.
L’obbiettivo principale di questa disciplina è di risolvere le quattro “sofferenze” fondamentali della vita: nascita, malattia, vecchiaia, morte; e per fare questo è necessaria seguire una retta via con la quale condurre la propria vita, assumendo una condotta che possa evitare eccessi e assolutismi, quindi l’egoismo e la noncuranza: cercando di seguire queste regole si potrà vivere la vita pienamente e godere di tutte le cose belle abbattendo le paure fondamentali della vita.  
Allora quello che mi chiedo è, forse dovrei cominciare ad aderire a questa disciplina per riuscire a godere della vita e trovare la felicità che al giorno d’oggi per le logiche che governano il mondo si dimentica spesso quale sia e si dimentica l’essenza delle cose vere e delle cose importanti, quelle che in realtà riescono a riempire il cuore degli uomini, che non possono sicuramente essere concrete proprio per la loro natura e che si devono astrarre al di sopra della materialità delle cose; ecco io vorrei riuscire a riconoscere queste cose e a trovare la serenità all’interno di questo campo minato che è la vita e che a volte ricopre di sofferenze, vorrei che le persone imparassero a capire che cos’è che luccica, perchè è proprio vero che non è tutto oro quel che luccica, anzi le cose vere probabilmente splendono ma semplicemente abbiamo la vista troppo offuscata per vederle e riconoscerle, così ce le facciamo sfuggire e le perdiamo, rimanendo vili individui smarriti nel mondo. Chi lo sa…diventerò buddhista? 

cantonese per tutti

La cucina cinese è molto particolare, ma un piatto che piace a tutti c’è e quindi niente paura per chi è un po’ schizzinoso o non si fida delle ricette del popolo d’oriente. Parliamo del riso alla cantonese, un piatto semplice ma saporito allo stesso tempo che anche i più impediti in cucina possono tranquillamente fare. Ecco la ricetta.

Ingredienti:

  • riso
  • proscitto a cubetti
  • uova
  • piselli
  • carote
  • salsa di soia
  • olio di girasole o di sesamo

Preparazione:

Cuocere il riso in abbondante acqua salata e scolarlo sotto l’acqua fredda quando è cotto. Mettere un filo di olio nella padella, ovviamente meglio se wok, e quando è caldo mettere il prosciutto a cubetti, far soffriggere e aggiungere le carote tagliate precedentemente a cubetti e i piselli. Quando sono ben caldi versare le uova e continuare a mescolare in modo che diventino tutte a pezzetti e non rimangano compattate. Una volta cotte aggiungere quindi il riso e far soffriggere tutto insieme, quindi sfumare con un goccio di salsa di soia ad insaporire il tutto. Il pranzo è servito!

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