Due risate in muraglia

Oltre al silenzio la Grande muraglia cinese può riservare però anche molte risate, infatti in molti punti si può salire con una teleferica sopra la quale è montato uno slittino e bisogna fare molti sforzi per tenersiin equilibrio e da qui si deduce che forse è meglio farsela a piedi. Ma la cosa più bella è che oltre a salire con la teleferica, cosa che probabilmente non ti fa vivere l’ebbrazza di scalare la muraglia come una montagna per arrivare alla postazione di controllo, si può anche scendere con uno scivolo, cosa sicuramente più divertente e pericolosa, proprio come in un parco divertimenti o sugli scivoli di un parco acquatico. Eh si come in Beijing, a Wutianyu, parte della muraglia molto meno frequentata dai turisti e molto piu faticosa di Badaling, dove è montato un enorme scivolo di ferro dal quale si può scendere con un apposito slittino dotato di freni: godetevi la scena.
Annunci

tibet mistico

Proseguiamo in direzione della città tibetana di Xiahe e il Lagabulengsi, monastero di Labrang, il più famoso monastero religioso della setta Gialla ( gelugpa), che durante la dinastia Ming assunse il controllo del lamaismo. Decine di fedeli: con rami di pino o di abete, burro, gemme preziose, vestiti colorati e tibetani, incontro tra una comunità serena  e incredibilmente lontana dalla Cina, che ha ormai eletto Labrang come principale meta di pellegrinaggio, perchè ambiente di pace ed equilibrio dove anche la frenesia diventa controllata e sequenziale, dove tutto ciò che è ansia e agitazione diventa serenità e meditazione. Cartteristiche che ci permettono di rivedere ua valutazione negativa sulla possibilità del Tibet di sopravvivere nel vortice cinese, visto la velocità con cui si stanno recuperando i quasi 10.000 monaci che vi erano testimoniati all’inizio della rivoluzione culturale. Non ci sono mura che separano il monastero dalla città e le due comunità di monaci e normali cittadini si fondono in una sola, infatti la strada principale, le attraversa entrambe: gli unici segnali che lo contraddistinguono sono le lunghe file di ruote di preghiera coperte, che si allungano ai due lati della strada a raggiungere un cerchio completo che va a circondare il monastero.

la regione del Gansu

Questa è una delle regioni più delicate ed importanti della Cina, proprio perchè occupa una vasta area rettangolare compresa tra i deserti del Gobi, del Taklmakan, i monti Qilian che la separano dal Tibet a sud e i Loess dello Shaanxi a est, e questa fisionomia di un’area segnata da grandi deserti e importanti catene montuose crea un ambiente molto affascinante e suggestivo. La sua caratteristica principale però è quella di essere zona di frontiera, una specie di cerniera tra il mondo ad est, quello mongolo a nord, quello turco a ovest e quello tibetano a sud.
Il Gansu è quindi una sorta di lungo corridoio brullo intervallato da oasi protette da pioppi, che servono a impedire al vento di sospingere la sabbia del deserto del Gobi sui campi e sulle coltivazioni. Proprio in questa zona venivano costruite fin dall’epoca più antica delle piccole fortificazioni contro le incursioni dei barbari e una serie di torri e posti di avvistamento che poi furono unite da una serie di pezzi di muro: è questo l’inizio di quello che diventerà LA MURAGLIA CINESE fino alla stazione terminale di Jiayuguan. Ed è in questo corridoio del Gansu che si stende il commercio definito La via della Seta. E’ per questa ragione che si concentrano in questa zona alcune delle realtà artistiche e monumentali della Cina.
La muraglia cinese è uno spettacolo da togliere il fiato, costruzione umana senza paragoni per la sua magnificenza e la sua statura, bisogna solo guardarla e rimanere senza parole.

pollo dell’amicizia

Come non si fa a non adorare il pollo al curry?? E’ una delle pietanze preferite qui in quel di Pesaro tra noi laureandi che ce la faranno, come i nostri eroi, e come i nostri eroi che stavano sempre insieme, pur mangiavamo insieme, sempre, come una grande famiglia.
Quante serate, quante situazioni, quanti imbarazzi, quante risate, quante volte questa ricetta di una mia grande amica di San benedetto del tronto è passata di mano in mano, di casa in casa, per alimentare una splendida compagnia che siamo noi. Tra poco tutto questo non ci sarà più, e lascierà un gran vuoto, ma le nostre cene rimarranno sempre nel cuore e tutti si ricorderanno del pollo al curry e della nostra fissa per la cucina orientale. Voglio qui fare un regalo, spero che possa servire ad unire una compagnia di amici e di amori. Vi regalo la ricetta, fatene buon uso.

Ingredienti:

  • 500 gr di pollo
  • 2 carote
  • 2 patate
  • 1 cipolla
  • olio
  • besciamella ( o latte e farina)
  • Curry in polvere
  • riso basmati

Preparazione:

Tagliare i petti di pollo a pezzettini, tagliare poi sia le carote che le patate dopo averle pulite e sminuzzare la cipolla. Preparare in una padella un goccio d’olio, farlo scaldare e aggiungere la cipolla le patate e le carote, fare rosolare e versare il pollo. Una volta scottato il tutto aggiungere dell’acqua, una dose di curry in polvere e coprire la padella. Nel frattempo in un pentolino scaldare del latte, circa poco meno di mezzo litro, e con una frusta girare aggiungendo della farina fino a che non diventa una crema solida; questo è un escamotage per fare una besciamenlla più leggera, evitando di usare il burro: lasciarla abbastanza morbida e insaporire un paio di chicchi di sale. Quando il contenuto di ammorbidisce, aggiungere la besciamella e dopo aver mescolato per amalgamare, far finire la cottura finchè il tutto è morbido.

Nel frattempo mettere a bollire dell’acqua con un filo d’olio e leggermente salata, così da evitare ai chicchi di raggrumarsi e far cuocere il riso per il tempo necessario, quindi scolarlo sotto lìacqua fredda e quando il tutto è pronto servire una manciata di riso a testa con il pollo versato affianco. Si consiglia di accompagnare con un ottimo bicchiere di vino bianco.

cucina del lusso e della cura

In Cina vi è l’usanza di usare cucine particolari appositamente scelte, che variano in base a chi deve mangiare e in base all’occasione.
Si tratta di gastronomie che comprendono la cucina imperiale, appositamente scelta per l’imperatore al quale veniva presentato un banchetto impreziosito da stoviglie-gioielli e cerimonie.
Quella vegetariana si diffuse particolarmente durante le dinastie Ming e Qing, ma era nata per soddisfare monaci e religiosi, che si adattavano a cibi più umili eliminando carne e pesce considerati lussuriosi e comunque costosi.
Infine ma non meno importante troviamo la cucina terapeutica, in questa sono in pratica collegate le caratteristiche dell’arte culinaria cinese con quelle della medicina tradizionale cinese, che si rifà a tutte le discipline orientali diffusasi successivamente in tutto il mondo. Risulta  quindi come una sorta di terapia alimentare, nella quale vengono impiegate anche sostanze rinvigorenti e tonificanti, per aumentarne l’efficacia, e quindi è caratterizzata da una lunga ricerca delle proprietà benefiche alimentari delle piante e delle spezie, che spesso erano usate negli infusi come medicinali. Si creano olii particolari come l’olio di serpente, purificante e lenitivo; sono molto diffuse pietanze come il ginger, il giglio, il loto, lo zenzero e altre ancora, tutte caratterizzate da sapori però molto forti e molto particolari, che riescono ad essere apprezzate proprio per le loro qualità organolettiche. I cinesi riescono a integrare nella loro cucina alimenti che noi occidentali mai ci saremmo sognati di assumere, mentre per loro per tradizione sono poi entrati a far parte ufficialmente della cucina tipica. Porto un esempio di una zuppa di cavoli, alghe, patate e ginger, che assume le proprietà rinvigorenti, depurative ed energizzanti; condita con un po’ di salsa di soia, sale naturale che evita la ritenzione idrica, diventa molto saporita.

 

Filosofia di vita..

Il buddhismo non è propriamente una religione, bensì uno stile di vita e una disciplina spirituale che deriva da un esperienza vissuta dal cosiddetto Siddhàrta Gautama e che si fonda sui suoi insegnamenti provenienti da un sogno che gli ha rivelato le QUATTRO NOBILI VERITà. Queste verità sono state poi diffuse dal Buddha durante un sermone che ha avuto gran sucesso, e che ha dato il via alla diffusione di un insieme di tradizioni, sistemi di pensiero, pratiche e tecniche che non sono legate tanto alla spiritualità in sè quanto ad una vera e propria disciplina di comportamento con cui affrontare le insidie della vita. Siddhàrta prese il nome di Bhudda perchè significa “COLUI CHE é RISVEGLIATO”, poichè svegliandosi dal sonno, come suddetto, ricevette questa illuminazione.
L’obbiettivo principale di questa disciplina è di risolvere le quattro “sofferenze” fondamentali della vita: nascita, malattia, vecchiaia, morte; e per fare questo è necessaria seguire una retta via con la quale condurre la propria vita, assumendo una condotta che possa evitare eccessi e assolutismi, quindi l’egoismo e la noncuranza: cercando di seguire queste regole si potrà vivere la vita pienamente e godere di tutte le cose belle abbattendo le paure fondamentali della vita.  
Allora quello che mi chiedo è, forse dovrei cominciare ad aderire a questa disciplina per riuscire a godere della vita e trovare la felicità che al giorno d’oggi per le logiche che governano il mondo si dimentica spesso quale sia e si dimentica l’essenza delle cose vere e delle cose importanti, quelle che in realtà riescono a riempire il cuore degli uomini, che non possono sicuramente essere concrete proprio per la loro natura e che si devono astrarre al di sopra della materialità delle cose; ecco io vorrei riuscire a riconoscere queste cose e a trovare la serenità all’interno di questo campo minato che è la vita e che a volte ricopre di sofferenze, vorrei che le persone imparassero a capire che cos’è che luccica, perchè è proprio vero che non è tutto oro quel che luccica, anzi le cose vere probabilmente splendono ma semplicemente abbiamo la vista troppo offuscata per vederle e riconoscerle, così ce le facciamo sfuggire e le perdiamo, rimanendo vili individui smarriti nel mondo. Chi lo sa…diventerò buddhista? 

cantonese per tutti

La cucina cinese è molto particolare, ma un piatto che piace a tutti c’è e quindi niente paura per chi è un po’ schizzinoso o non si fida delle ricette del popolo d’oriente. Parliamo del riso alla cantonese, un piatto semplice ma saporito allo stesso tempo che anche i più impediti in cucina possono tranquillamente fare. Ecco la ricetta.

Ingredienti:

  • riso
  • proscitto a cubetti
  • uova
  • piselli
  • carote
  • salsa di soia
  • olio di girasole o di sesamo

Preparazione:

Cuocere il riso in abbondante acqua salata e scolarlo sotto l’acqua fredda quando è cotto. Mettere un filo di olio nella padella, ovviamente meglio se wok, e quando è caldo mettere il prosciutto a cubetti, far soffriggere e aggiungere le carote tagliate precedentemente a cubetti e i piselli. Quando sono ben caldi versare le uova e continuare a mescolare in modo che diventino tutte a pezzetti e non rimangano compattate. Una volta cotte aggiungere quindi il riso e far soffriggere tutto insieme, quindi sfumare con un goccio di salsa di soia ad insaporire il tutto. Il pranzo è servito!

buddhisti a BINGLINGSI

Le grotte di BingLingSi sono famosissime in quanto meta di pellegrinaggio dei praticatori della filosofia buddhista; il loro nome significa “Tempio dello Spirito Lucente” e sono state scavate addirittura 1600 anni fa, isolate dalle acque del bacino di Liujiaxia, che si staglia sul percorso del Fiume Giallo. Ci si può arrivare facilmente con la barca ma bisogna sciegliere il momento giusto perchè la riuscita della visita dipende dal livello dell’acqua, visto che sono scavate nella roccia in una gola alta 60mt, dove lo spettacolo che si apre è un intreccio di 183 grotte e 149 nicchie in parte affrescate e contornate di statue di terracotta che ancora sono in un ottimo stato di conservazione.
Si dice che gli artisti si siano appesi con delle corde per poter incidere la roccia e riprodurre un’innumerevole quantità di Bhudda e Bodhisattva in varie posizioni, e siccome la maggior parte del lavoro fù prodotto durante la dinastia Tang e Song, lo spettacolo si chiude con un tempio che protegge un buddha sdraiato e lo spettacolo è veramente impressionante e fuori dal mondo, le parole non riescono più ad uscire dalla bocca, soprattutto quando si incontra la statua del Buddha Maitreya, che è alto 27 metri e lascia senza fiato perchè davanti ad uno spettacolo simile non si può far altro che godere del silenzio e dell’atmosfera che suscita, mentre si scorre sul camminamento di legno che segue la curvatura della montagna, sospeso sull’acqua: pace assoluta.  

Alternaliva vegetariana

Per chi non ama carne o pesce o ha deciso di aderire alla filosofia vegetariana o meglio vegana, i cinesi ovviamente hanno sviluppato un ottima alternativa che evita di mangiare animali di ogni tipo; è molto nutriente e assume il sapore di quello con cui viene condito. E’ il toufu, questa apparentemente strana pietanza, che con le sue caratteristiche organolettiche è in grado di sostituire i valori nutritivi di altri cibi e di assumere sapori molto diversi, assumendo in realtà semplicemente latte e fagioli di soia: i fagioli di soia si sa poi sono molto genuini e leggeri e facilitano la digestione. Si può trovare anche nei supermercati italiani o nei soliti bazar, quindi forse è il caso che ve ne troviate uno di fiducia, per poterlo comprare quando volete in tutta sicurezza.

 

Verso le grotte

Prossima tappa… si riparte in viaggio, zaino in spalla, solita forchetta, ci sono un sacco di cose che potremmo assaggiare…siamo in direzione della città di Linxia. In questa città abita la più numerosa comunità di cinesi mussulmani, cossiddetti HUI, mentre gli Han sono gli altri cinesi. La particolarità è che si distinguono per il loro copricapo bianco, qui la religione è molto rispettata e molto rigida, infatti la città è il centro principale dell’ordine di Qadariyah Sufi, e ancora oggi è riconosciuta come una sorta di “mecca della Cina”; l’atmosfera è strana, particolare, il cielo è sempre un po’ offuscato e si mette in sintonia con il territorio brullo e scarno.

« Older entries Newer entries »