ma il bambu si mangia??

Noi occidentali infatti pensiamo che il bambu lo mangino i panda come vediamo in tutti i documentari, e che tra le altre ne vanno pure ghiotti. Ma la domanda qual’è?? La risposta è sicuramente che e i panda hanno scielto cos’ amorosamente questa pianta un motivo ci sarà, e infatti anche i cinesi ne vanno ghiotti e la usano per accompagnare innumerevoli piatti, ovviamente perchè sempre pieno pieno di fibre e quindi molto salutare.
Ingredienti:
  • 3 etti di lombo di maiale misto grasso
  • 1 scatola di bambu
  • 1 cucchiaio di salsa di soia
  • 2 cucchiai di sherry secco
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • aglio spremuto
  • pepe bianco macinato fine al momento
  • 1 cucchiaio di fecola di patate
  • olio di semi

Preparazione:

Tagliare la carne a striscioline, infarinarla e marinarla con lo sherry e gli altri ingredienti. A parte fare a fette fini il bambu a becco di flauto, e far rosolare in una padella con olio a fuoco vivace;  quindi aggiungere un goccio di salsa di soia, cuocere per 2 minuti girando e togliere dal fuoco. Con altro olio caldo a fuoco vivace, rosolare la carne per un minuto e mezzo mescolando continuamente, aggiungere il bambu, quindi mescolare per venti secondi con fuoco vivace e spegnere. servire caldo, buon appetito. 

festa a Labrang

A qualsiasi visitatore nulla impedisce di gironzolare a qualsiasi ora del giorno all’interno del complesso per farsi i fatti propri: si è persino autorizzati ad entrare dentro i templi, ma attenzione, bisogna obbligatoriamente girare in senso orario per essere ben visti, e muoversi discretamente e silenziosamente senza fare troppo rumore!! Il monastero inoltre ospita alcune spettacolari feste, le cui date, come sempre accade in Cina, dipendono dal calendario lunare. Il più importante si chiama Monlam, tre giorni dopo il calendario tibetano ( fine febbraio o inizio marzo). L’apertura della festa è segnata dallo spiegamento di un enorme telone adorno di un dipinto ad olio del Buddha, che misura 20×30 m, sulla riva meridionale del fiume Daxia, emissario del fiume Giallo. Nei giorni successivi hanno luogo processioni, danze e riti di accensione di lampade al burro; tuttavia simili cerimonie, anche se in scala minore, avvengono tutto l’anno se l’arrivo dei visitatori dovesse cadere in giornate di festa.

zuppa carnivora

Il Guriltai shul è una zuppa di montone, altra bestia un po’ particolare che vive in queste zone e che quindi appunto viene utilizzata per creare piatti saporiti ma sempre in linea con la cultura delle discipline di religione e di vita. Vengono consumati animali molto particolari in queste zone che nella maggior parte del resto della cina non vengono cucinate perchè non sono diffuse. Ad esempio altro esemplare diffuso qui in tibet è la scimmia, con cui fanno svariate leccornie, spesso sotto forma di zuppe o piatti lessati.
Ma vediamo come possiamo consumare il montone:

Ingredienti:

  • 500 g di carne di montone mista (con il grasso) tagliata a strisce
  • 2 grosse patate a fette
  • 1 rutabaga sminuzzata
  • 2 cipolle tritate
  • 1 carota tritata
  • 2 cucchiaini di sale
  • 2 o 3 litri di acqua

  • 200 gr di tagliatelle

  • Preparazione:

    In una padella mettere a soffriggere la carne tagliata a fette con un filo d’olio, quindi aggiungere tutti gli altri ingredienti e lasciare scottare nella padella per aggiungere poi l’acqua e il sale; a questo punto far cuocere a fuoco lento e coprire. Riportare ad ebollizione il tutto e versare le tagliatelle, facendole cuocere per il tempo necessario. Una volta pronto servire nelle solite ciotoline quando è ancora fumante.

conformazione del monastero

Come tutti i monasteri lamaisti  il monastero di Labrang si compone delle seguenti parti: ZACANG, zona contenente sei stanze dove si studiano le diverse scienze e ci si riunisce per studiare e leggere i libri canonici; LAKANG, zona sacra dove si va a venerare il Buddha; NANGQIAN, 18 stanze adibite a centri amministrativi e a camere da letto dei “Buddha viventi”, cioè dei monaci eletti; e infine QIAODENG: la pagoda color bianco.
Prima di entrare avevamo detto che si situavano delle ruote di preghiera, infatti circondando tutto il monastero fanno si che sul lato meridionale, lungo l’argine settentrionale del fiume si possono seguire a  le ruote fino al lato opposto del monastero; esperienza unica è camminare in senso orario insieme ai monaci lungo il monastero, attenzione però, il processo è molto lungo: ad ogni ruota infatti ci si ferma e si prega. Per farsi un ‘idea della sua estensione originale, si possono osservare i dipinti nella sala delle Esposizioni, sul muro dalla parte opposta all’entrata, che illustrano la conformazione della zona buddista lamaista. Tutti gli edifici monastici più importanti si trovano a nord della strada principale: sei scuole, dove si studia astronomia, buddhismo esoterico, legge, medicina e teologia; templi e le residenze dello Jiemuyang insieme a quartieri abitativi dedicati ai monaci. L’attuale Jiemuyang è la sesta incarnazione ed è al terzo posto della gerarchia del buddhismo tibetano: il Dalai Lama è al primo.

lo yak…Po cha

Questa zona è fredda ed è necessario riscaldarsi, infatti i monaci tibetani sanno bene che la cosa migliore è bere una bella tazza di tè, ma ovviamente non parliamo del solito tè: questo è molto particolare, in primo luogo perchè è fatto con il burro, che lo rende rigenerante e rinvigorente, in secondo luogo perchè il burro è un burro di yak, una specie di montone che si trova nelle zone del Tibet e che è un animale molto più peloso proprio a causa del clima. Questo tè è ottimo anche per le sue capacità digerenti, ma vista la dieta che seguono i monaci in una vita di nutrizione per il sostentamento e non per la soddisfazione del gusto, non hanno bisogno di questi artefizi per il loro corpo, piuttosto lo sfruttano per riscaldarsi essendo molto caldo e nutriente. E’ molto saporito infatti e risulta quasi come una zuppa, e quindi è la bevanda più diffusa in Tibet dove è facile trovare foglie di tè nero, molto diffuso.

Ingredienti:

  • foglie di tè
  • acqua
  • burro di yak 
  • sale

Preparazione:

Far bollire l’acqua, circa mezzo litro per 2/3 persone, mettere le foglie di tè e far bollire ancora per due minuti, quindi versare il tutto in un cilindro di legno o di bambù e dopo aver aggiunto un paio di cucchiai di burro di yak pigiare bene con un pistone insieme all’acqua calda fino a creare della schiuma e versare quindi nelle ciotole.

 

 

Due risate in muraglia

Oltre al silenzio la Grande muraglia cinese può riservare però anche molte risate, infatti in molti punti si può salire con una teleferica sopra la quale è montato uno slittino e bisogna fare molti sforzi per tenersiin equilibrio e da qui si deduce che forse è meglio farsela a piedi. Ma la cosa più bella è che oltre a salire con la teleferica, cosa che probabilmente non ti fa vivere l’ebbrazza di scalare la muraglia come una montagna per arrivare alla postazione di controllo, si può anche scendere con uno scivolo, cosa sicuramente più divertente e pericolosa, proprio come in un parco divertimenti o sugli scivoli di un parco acquatico. Eh si come in Beijing, a Wutianyu, parte della muraglia molto meno frequentata dai turisti e molto piu faticosa di Badaling, dove è montato un enorme scivolo di ferro dal quale si può scendere con un apposito slittino dotato di freni: godetevi la scena.

tibet mistico

Proseguiamo in direzione della città tibetana di Xiahe e il Lagabulengsi, monastero di Labrang, il più famoso monastero religioso della setta Gialla ( gelugpa), che durante la dinastia Ming assunse il controllo del lamaismo. Decine di fedeli: con rami di pino o di abete, burro, gemme preziose, vestiti colorati e tibetani, incontro tra una comunità serena  e incredibilmente lontana dalla Cina, che ha ormai eletto Labrang come principale meta di pellegrinaggio, perchè ambiente di pace ed equilibrio dove anche la frenesia diventa controllata e sequenziale, dove tutto ciò che è ansia e agitazione diventa serenità e meditazione. Cartteristiche che ci permettono di rivedere ua valutazione negativa sulla possibilità del Tibet di sopravvivere nel vortice cinese, visto la velocità con cui si stanno recuperando i quasi 10.000 monaci che vi erano testimoniati all’inizio della rivoluzione culturale. Non ci sono mura che separano il monastero dalla città e le due comunità di monaci e normali cittadini si fondono in una sola, infatti la strada principale, le attraversa entrambe: gli unici segnali che lo contraddistinguono sono le lunghe file di ruote di preghiera coperte, che si allungano ai due lati della strada a raggiungere un cerchio completo che va a circondare il monastero.

la regione del Gansu

Questa è una delle regioni più delicate ed importanti della Cina, proprio perchè occupa una vasta area rettangolare compresa tra i deserti del Gobi, del Taklmakan, i monti Qilian che la separano dal Tibet a sud e i Loess dello Shaanxi a est, e questa fisionomia di un’area segnata da grandi deserti e importanti catene montuose crea un ambiente molto affascinante e suggestivo. La sua caratteristica principale però è quella di essere zona di frontiera, una specie di cerniera tra il mondo ad est, quello mongolo a nord, quello turco a ovest e quello tibetano a sud.
Il Gansu è quindi una sorta di lungo corridoio brullo intervallato da oasi protette da pioppi, che servono a impedire al vento di sospingere la sabbia del deserto del Gobi sui campi e sulle coltivazioni. Proprio in questa zona venivano costruite fin dall’epoca più antica delle piccole fortificazioni contro le incursioni dei barbari e una serie di torri e posti di avvistamento che poi furono unite da una serie di pezzi di muro: è questo l’inizio di quello che diventerà LA MURAGLIA CINESE fino alla stazione terminale di Jiayuguan. Ed è in questo corridoio del Gansu che si stende il commercio definito La via della Seta. E’ per questa ragione che si concentrano in questa zona alcune delle realtà artistiche e monumentali della Cina.
La muraglia cinese è uno spettacolo da togliere il fiato, costruzione umana senza paragoni per la sua magnificenza e la sua statura, bisogna solo guardarla e rimanere senza parole.