influenza modaiola

Shanghai è un vero e proprio centro culturale che ha cercato di espandere la sua economia in tutte le direzioni, fino a che non si è dato il via ad una serie di riforme economiche che stanno facendo rifiorire la città, la burocrazia della politica cinese aveva creato dei blocchi allo sviluppo non indifferenti.
Shanghai è sempre stata una città con una grossa personalità e ha sempre cercato di differenziarsi in tutti i campi per dimostrare la propria capacità di autonomia e la sua voglia di avere un primato sulle altre.
Anche nel campo della moda infatti ha dato il suo contributo, creando una sua versione dell’abito femminile tradizionale cinese: il QIPAO. Il qipao infatti nasce negli anni ‘20 di quest’ultimo secolo e si caratterizza per la forma e lo stile; è una specie di kimono composto però da un unico pezzo con il collo leggermente alto; fascia il corpo della donna in modo molto stretto evidenziandone la forma, mentre le braccia si liberano in maniche molto molto ampie, che ne lasciano abili i movimenti. La parte inferiore che è rimasta l’unica parte immutata nel tempo risulta stretta e lineare e limita i movimenti delle gambe ricordandoci la donna cinese che si muove con piccoli passi.
Le donne cinesi sono orgogliose e apprezzano molto questo abito che rispecchia il simbolo della nobiltà, l’eleganza, la serenità e i sentimenti nascosti delle donne orientali, mettendo in evidenza la bellezza della linea femminile.
La Cina è un paese multinazionale, quindi le varie etnie hanno creato un abbigliamento che si differenzia di luogo in luogo per stile e ornamenti, con un forte distacco soprattutto tra il nord e il sud che fa dire :”Qipao del nord e la gonna del sud”.
 
Il qipao di Shanghai , cioè il CHEONGSAM, si distinse per il taglio più snello e aderente e per l’introduzione di accessori occidentali come sciarpe e cappotti. Altre versioni del cheongsam prevedevano un taglio a collo alto, senza maniche. In questa città amavano mescolare gli elementi della nostra tradizione culturale con la loro, creando abiti veramente particolari che cominciavano a distaccarsi dalla cultura cinese e proprio per questo la rivoluzione comunista congelò la vocazione stilistica di Shanghai.